“Per un comunismo della cura” (Gian Andrea Franchi) – di Giovanna Checchi

“Per un comunismo della cura” (Gian Andrea Franchi) – di Giovanna Checchi

Gian Andrea Franchi

Per un comunismo della cura

DeriveApprodi, 2025, pp. 172, euro 18

Questo libro appena pubblicato, strutturato in quattordici capitoli, pur partendo dall’esperienza triestina dei coniugi Franchi con i migranti, dilata l’orizzonte alla rosa di problematiche e sollecitazioni etiche e politiche che dovrebbero far riflettere una società occidentale come la nostra davanti all’incontro con l’altro, con il diverso da noi. 

Testo molto interessante, ricco di esempi di accoglienza e di citazioni di intellettuali, economisti, filosofi, psicanalisti, europei e non solo, circa quella che, secondo Franchi, è la “triade coessenziale”: resistenza, lotta e cura. Questa triade così importante viene affrontata all’interno del capitolo 13.

Interessanti gli approfondimenti linguistici offerti dall’autore circa alcune etimologie o certi termini utilizzati da vari popoli su temi come il tempo, la morte, la sopravvivenza, la cura. Non potremo dimenticare la bellezza del verbo corazonar (da corazon, cuore) utilizzato dai popoli andini per definire l’atteggiamento che caratterizza la cura. Come pure rimarranno nella mente del lettore alcuni passaggi importanti sull’imbarazzo o l’inutilità di definire lo straniero che arriva nella piazza davanti alla stazione di Trieste: rifugiato, profugo o esule? La prosa dell’autore procede con uno stile saggistico più che autobiografico. Non mancano però frasi-chiave, ferme ma anche poetiche, come questa: “Gli esuli se ne vanno. Noi restiamo. Ma camminiamo anche lungo il nostro cammino, diverso dal loro, in corrispondenza del loro, rinnovando ogni giorno il sorgere del luogo utopico”. (p.22)

Franchi ha l’eccezionale capacità di non limitarsi soltanto alla testimonianza di ciò che fa concretamente nel quotidiano ma, quasi con il pudore del volontario che non vuole sentirsi un eroe, amplia e dilata il discorso interrogandosi sull’atto politico che sta dietro al gesto di cura, al prendersi cura dell’altro, che dovrebbe accomunare gli esseri umani.

“La vera Heimat sono gli altri: l’ontologia dell’umano – della vita – è relazionale”. (p.61)

Giovanna Checchi

 

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