PENSARE INSIEME – di Grazia Bellini

PENSARE INSIEME – di Grazia Bellini

Tante richieste e occasioni di incontri, in questi primi mesi del 2025, alcune legate certamente all’uscita dell’Uomo Planetario, primo libro della Collana per una Cultura di Pace, altre legate ad una lettura delle necessità del tempo che richiede una condivisione non solo rispetto alle attività da organizzare, ma anche rispetto al tentativo di costruire un pensiero condiviso. Questo è stato anche l’intendimento del Consiglio della Fondazione, all’interno del quale poco prima di Natale abbiamo riletto insieme, in questa ottica, il lavoro fin qui svolto, non solo quindi come quantità di azioni realizzate ma anche come  modalità di condivisione  e coinvolgimento di persone e realtà.

Abbiamo avuto diversi appuntamenti per le presentazioni de L’uomo planetario, A fine gennaio la presentazione presso la Comunità giovanile di S.Michele, a Firenze, con Pietro Giovannoni e don Andrea Bigalli, ha visto la presenza di circa 70 persone, ed è stata una serata interessante, anche nel dibattito che ne è seguito. Poi a Verona, con Massimo Cacciari. In febbraio si è riunito il Comitato Scientifico e sono emersi molti spunti di riflessione, sia sulla attuale situazione geopolitica e della Chiesa sia su possibili attività della Fondazione. Visto lo spessore dei temi e la loro varietà occorrerà ripensarci insieme per vedere che forma dare a tutto questo.

In questo mese di marzo due appuntamenti importanti: il convegno sulla Giustizia Riparativa in collaborazione con l’Università di Firenze nel quale abbiamo voluto portare e dare forza ad uno sguardo diverso sulla giustizia, che ci sembra oggi particolarmente necessario, oltre l’ideologia della paura. E’ superare la cultura dello scarto e della vendetta e cominciare a costruire un percorso, una forma sociale diversa che ha in sé la capacità di custodire la propria integrità riparandola continuamente. È, come è stato ricordato nel convegno, rispettare e aver cura della soggettività di ognuna delle persone coinvolte, riaprendo un dialogo, una rielaborazione accompagnata. E’ questa una delle forma della pace, all’interno del nostro paese, delle nostre leggi e del loro valore pedagogico, una scommessa forte; è rompere la simmetria dei gesti e non pensare concluso il percorso con il giudizio e la pena. La forza di una società si misura non tanto, e certamente non solo, dal suo rimanere intatta rispetto a trasgressioni e rotture, quanto piuttosto dalla sua capacità di ricpmporre, ricucire, ricostruire un patto di convivenza che permetta alla storia di andare avanti.

Il secondo appuntamento è stato, insieme agli amici di Testimonianze, un incontro intitolato “ Il mondo su un crinale” per scambiarci considerazioni sulle diverse e complesse letture della realtà delle guerre del nostro tempo e degli scenari che si aprono davanti a noi. I quadri di riferimento così repentinamente cambiati, la necessità di diverse collocazioni internazionali, o diversi modi di stare nelle precedenti collocazioni, hanno riportato nel dibattito l’idea di Europa dei padri fondatori, il Manifesto di Ventotene, la necessità di alleanze basate sulla condivisione di alcuni elementi  fondamentali, la richiesta di una politica capace di sguardo ampio e lungo, e anche : quale il ruolo nostro, come cittadini, rispetto a tutto ciò che manca ancora per disegnare questo orizzonte?  Come spesso accade, sono apparse molto attuali, come necessarie per noi oggi, le parole di padre Balducci sul rapporto con il futuro, perché nella fretta delle risposte, nel rincorrere le emergenze forse perdendo la prospettiva, nelle scelte di affermazioni di principio e schieramenti testimoniali, il discrimine rimane quello indicato da lui nell’Uomo planetario, che tante volte abbiamo ascoltato, dove l’unica identità vera per ognuno di noi è:  “L’unica che ciascuno è in grado di dare a se stesso, al di fuori di ogni eredità, semplicemente con l’assumersi o con rigettare le responsabilità del futuro del mondo. Se noi lasciamo che il futuro venga da sé, come sempre è venuto, e non ci riconosciamo altri doveri che quelli che avevano i nostri padri, nessun futuro ci sarà concesso. Se invece…” 

E’ per capire e costruire insieme questo “invece” , questo nuovo patto di convivenza, questa pace non solo per noi, che abbiamo bisogno di condividere domande, pensieri e strade.

Grazia Bellini, presidente Fondazione Ernesto Balducci

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