La luce, la tenda, il racconto: sono le tre immagini da cui l’arcivescovo di Firenze, mons. Gherardo Gambelli, è partito per riflettere sul Vangelo, nella messa di Natale, presieduta nella chiesa delle Piagge. “Per fare in modo che la vita di Gesù diventi luce per il nostro cammino, è necessario rinascere, lasciarsi generare dalla forza dello Spirito Santo”, ha osservato, aggiungendo: “Celebrando il Natale siamo invitati a rinascere: Dio si rivela proprio come colui che si fa conoscere al tempo stesso in cui ci fa rinascere. Poi la seconda suggestione: “L’immagine della tenda ci ricorda le vicende dell’Esodo: Dio che cammina con il suo popolo e nel suo popolo. L’evangelista mettendo l’accento sulla concretezza dell’incarnazione, ci aiuta a difenderci dal rischio dello gnosticismo. Papa Francesco dice che gli gnostici sono quelli che ‘concepiscono una mente senza incarnazione, incapace di toccare la carne sofferente di Cristo negli altri, ingessata in un’enciclopedia di astrazioni. Alla fine, disincarnando il mistero, preferiscono un Dio senza Cristo, un Cristo senza Chiesa, una Chiesa senza popolo’ (Ge 37)”. Infine, il racconto: “Abbiamo bisogno della preghiera, soprattutto della celebrazione eucaristica perché proprio lì noi possiamo rivivere l’esperienza della salvezza. Nella Messa è Gesù stesso che parla e agisce, che ci racconta, rendendolo presente, l’amore di Dio. Il Giubileo iniziato ieri notte a Roma e che apriremo solennemente a livello diocesano domenica prossima è una bella occasione per lasciarci trasformare dalla grazia di Dio. Non c’è libertà né uguaglianza senza fraternità, per questo uno degli aspetti fondamentali del Giubileo biblico era la remissione dei debiti. Ognuno di noi ha un debito, non solo di natura economica, da rimettere a qualcuno. Chi ha subito un torto, certamente deve essere tutelato nella sua ricerca di giustizia, ma bisogna imparare alla fine a saper perdonare, se vogliamo davvero costruire una società solida e sicura”.
Omelia di Natale di Mons. Gambelli alle Piagge
Dall’Agenzia Sir, un estratto dell’omelia: