“No other land” e “Il silenzio e i suoi sentieri” – Allaman Allamani
No other land (Nessun’altra terra) – film documentario, 2024
Assistendo alla proiezione di questo docufilm, scritto, diretto e prodotto da un collettivo israelo–palestinese guidato da Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor e Hamdan Ballal, e fresco vincitore come miglior documentario ai premi Oscar del 2025, possiamo anzitutto osservare quanto le immagini che trasmettono l’informazione sui vari eventi abbiano tanta più forza e immediatezza rispetto alle descrizioni verbali, necessariamente più lente e meno penetranti. Ed è proprio perché non resti una documentazione visiva di quanto fanno che, come si vede nella proiezione, nei momenti in cui vengono avvertiti dagli autori del documentario che saranno filmati, i soldati israeliani e i coloni ebrei nella Cisgiordania riducono o cessano le loro azioni contro le case palestinesi.
Girato a partire dal 2019 e concluso nel 2023, prima dell’attacco compiuto da Hamas il 7 ottobre di quell’anno, il documentario narra gli sforzi dei palestinesi di opporsi alla progressiva distruzione del loro villaggio di Masafer Yatta, situato nel governatorato di Hebron, in Cisgiordania, da parte delle forze di difesa israeliane (IDF), per costruirci una zona d’addestramento militare. Parallelamente allo spopolamento forzato, gli autori mostrano, con riprese asciutte e che non indulgono alle drammatizzazioni, come i coloni protetti dall’esercito danneggino in quel villaggio case e strutture, realizzando nuovi insediamenti al posto di quelli abitati dai palestinesi. Eppure, dai dialoghi tra i due amici – il palestinese Basel e l’israeliano Yuval – traspira il desiderio che pur nelle diverse posizioni si avveri la pacifica convivenza di due popoli.
Vedere il film è una buona opportunità per informarsi sulle dinamiche di occupazione dei coloni e di resistenza dei palestinesi in uno dei tanti villaggi della Cisgiordania. E per interrogarsi su quale potrà essere il futuro di quelle popolazioni.
Il silenzio e I suoi sentieri – libro a cura di Giovanni Giambalvo Dal Ben –
Cantalupa (TO) Effata’, 2024, € 16,00
Dove sta portando oggigiorno il mondo cristiano la persistente caduta della frequenza alle celebrazioni domenicali e delle vocazioni sacerdotali?
Molte voci si levano a lamentare l’abbandono da parte della civiltà contemporanea occidentale della fede tradizionale. Da un po’ di tempo, tuttavia, si sta palesando qualche segno di risveglio di una nuova spiritualità tra laici e anche consacrati, nel contesto della vita cittadina o in “monasteri senza mura”, secondo l’espressione di John Main, che appare figurare una diversa forma di intendere il cristianesimo. Questo libro, curato da Giovanni Giambalvo Dal Ben, ne è un buon riscontro, riportando gli scritti di alcuni eremiti ed eremite del nostro tempo, che hanno raccontato la propria esperienza, in occasione di un ciclo di incontri organizzato dal Centro di Meditazione Cristiana di Firenze nel 2023. Nella loro diversità, essi ci danno un accesso nel salvare la speranza che ci illumina dentro, e che potremmo recuperare sia nella intimità sia nell’alterità.
Nella prefazione il benedettino Laurence Freeman ci ricorda che una cura nei riguardi del nostro caos contemporaneo consisterebbe semplicemente nel riottenere la capacità di poter vivere la solitudine e il suo silenzio, e che l’eremitaggio più essenziale si trova nel cuore umano, in quanto alla fine ciò che salva il mondo è l’amore di Dio per le sue creature. In questo senso la testimonianza di Antonella Lumini è che anche la città, attraverso il rumore della vita caotica e stressante che ci impone, può permettere deserti di silenzio interiore e apertura alla via contemplativa, favorendo il contatto col grande mistero a cui apparteniamo. Così, Giancarlo Bruni sottolinea l’importanza del cammino nei due sensi, tra l’eremitaggio e la piazza; Daniela Carducci e Andrea Pighini hanno promosso “il cammino di Betlemme” nella città di Firenze, Daniela sperimentando la propria via spirituale in un ex monastero fiorentino; don Raffaele Busnellli si è ritirato in un borgo alpino abbandonato in provincia di Lecco, meditando sul silenzio delle parole mancate e su quello di Dio; e suor Mirella Muià, a partire dalla riflessione sul Roveto Ardente dell’Esodo, ha risuscitato a nuova vita un antico romitorio calabrese. Il libro si conclude con lo scritto di Mariangela Maraviglia su Adriana Zarri, che ha lasciato il mondo nel 2010, e che nelle sue isolate abitazioni coltivava relazioni con così tante diverse persone, insieme vivendo un’immersione cosmica che la faceva partecipe del mondo animale e vegetale. “Sappiamo bene che Dio è «altro»; ma è un Altro dentro”, scriveva