Lorenzo Milani e Gian Paolo Meucci – di Giovanna Checchi
Lorenzo Milani e Gian Paolo Meucci
Indagine su un’amicizia nelle pagine di un carteggio (1949-1956)
A cura di Francesca Capetta
Olschki, Firenze, 2024, pp. 61, euro 25
Il raffinato libro, curato da Francesca Capetta, si apre con la Presentazione di due pagine scritta da Piero Meucci, figlio del magistrato Gian Paolo Meucci, chiamato confidenzialmente Gianni dagli amici e dallo stesso Don Lorenzo Milani anche nelle lettere a lui indirizzate.
Il carteggio, conservato da Arcton, ovvero l’Associazione degli archivi di Cristiani nella Toscana del Novecento, presenta pochi inediti ma ha il grande pregio di mostrare il dialogo amichevole tra i due uomini. Gli otto anni in cui sono state scritte le venticinque missive coincide con una stagione particolare della vita di Don Milani perché nasce negli anni di San Donato a Calenzano e termina con l’esperienza di Barbiana, abbracciando così le due esperienze significative del suo purtroppo breve sacerdozio. Ma questi sono gli anni in cui a Firenze vivevano e agivano grandi personalità ecclesiastiche, come Padre Balducci, Padre Turoldo, Don Bensi, Monsignor Facibeni, e personaggi politici altrettanto importanti come La Pira. Una stagione ricchissima di dibattiti e scambi di opinioni.
Le lettere mettono in luce l’affetto, le caratteristiche psicologiche e lo stile di ciascuno dei due interlocutori. Gli argomenti trattati sono i più diversi: dal tema della giustizia a cosa significhi veramente essere cristiani, da aspetti tecnici che affliggevano il sacerdote isolato a Barbiana (spassosi i passaggi ironici in cui si lamenta di non avere un postino che gli porti regolarmente la corrispondenza) a cosa significhi amare veramente. Naturalmente su venticinque missive soltanto una è di Meucci, le altre sono tutte di Don Milani e ognuna è un capolavoro di intelligenza e di ironia.
La pubblicazione si chiude con alcune bellissime fotografie in bianco e nero scattate a Barbiana dove si vedono in una Padre Turoldo, e in altre i tre bambini Meucci, Piero, Ilaria ed Elisabetta detta Titta, la loro mamma Anna e il di lei padre Guido Ninci.
La Postfazione intitolata “La lezione nascosta di Don Milani” di Pietro Ichino, con uno stile molto diretto e affettuoso, ricorda come negli anni milanesi dei suoi studi il giovane fiorentino, non ancora sacerdote, fosse entrato in contatto con la sua famiglia. Poi, quando ormai era stato inviato a Barbiana avesse di nuovo avuto il conforto delle amicizie lombarde che avevano voluto generosamente diffondere negli ambienti cattolici tra Milano e Genova il suo libro Esperienze Pastorali uscito nel 1958 che a Firenze non aveva riscosso un gran successo. Interessanti le considerazioni psicologiche suggerite da Ichino secondo cui alcuni aspetti del carattere titanico del sacerdote affonderebbero le radici nell’eredità ebraica familiare.
“Le mie sorelle e io, adolescenti, assistemmo in quegli anni – per così dire “in diretta” – al compiersi progressivo di questo miracolo. E toccammo con mano quanta sapienza fosse racchiusa nell’insegnamento che (…) anche don Lorenzo Milani aveva attinto dall’eredità ebraica cui anche la sua famiglia aveva attinto: quando ti accade qualche cosa che ti appare come male, non piangere, perché non puoi sapere se è davvero per il tuo male oppure invece per il tuo bene; anche perché se è per il tuo male o per il tuo bene, a ben vedere dipende soprattutto da te”. (p.61)
Mi piace in ultimo ricordare come Gian Paolo Meucci sia stato un grande amico di Padre Balducci e una presenza costante alla Badia Fiesolana, dove peraltro venne celebrato il suo funerale.
Giovanna Checchi