Addio ai negozi – di Stefano Evangelista

Addio ai negozi – di Stefano Evangelista

In continuazione con i precedenti articoli delle news precedenti (caro affitti, overturismo, urbanistica) oggi ci occupiamo della chiusura dei negozi fiorentini. Dal 2012 al 2023 sono scomparsi mille esercizi, 332 nel centro storico (passando da 1753 a 1421) e 674 fuori (da 3256 a 2582). Le uniche attività che non registrano il segno meno sono le tabaccherie e i centri di elettronica e telefonia e quelle che Confcommercio cataloga come «attività di vendita alternativa», ovvero e-commerce, corrispondenza, porta a porta, distributori automatici e simili. Imprese che hanno poco a che fare con la classica bottega o bar. Sono difficoltà comuni a tutte le città.

Gli esercizi tradizionali sono andati in crisi ovunque tra rincari, deregolamentazione sugli sconti, concorrenza del commercio online e anche per un cambio, che non si può più ignorare, nelle tendenze e abitudini delle persone. E se i commercianti sono costretti ad aumentare i prezzi per restare a galla, dall’altra parte le famiglie hanno perso potere d’acquisto. Le chiusure non risparmiano nessuno: alimentari, gioiellerie, abbigliamento, librerie. Le edicole spariscono a vista d’occhio con la concorrenza dei giornali on line e i risicati ricavi della loro gestione. Del resto, se chiude un esercizio al suo posto apre una catena. In via Tornabuoni nessuno fa davvero affari, spariscono pure le banche. Prolifera il commercio on line con corrieri sfruttati a salari e orari impietosi e poche grandi compagnie che si arricchiscono spesso non pagando le tasse dovute.

Una trasformazione già evidente in zone come Borgo la Croce o in via Pietrapiana, ma anche nei quartieri 2 e 4. Ad esempio in via dei tavolini chiamata cosi’ perchè gli artigiani esponevano i loro manufatti all’esterno sono presenti ora solo dehors e locali di ristorazione. «Economicamente questo modello non sta più in piedi. Uno dei motivi principali il costo dell’affitto. In centro si può pagare più di 50 mila euro. E infatti quando  i brand restano lì per una questione di immagine, non importa se perdono soldi. Fuori dal centro gli affitti sono più bassi, anche se comunque importanti, però lì manca la clientela: la vita si è spostata nei centri commerciali e così in tanti aprono solo il fine settimana. E chi decide di andare in pensione non ha certo la fila per rilevare l’attività. 

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