30 Marzo 2025, 4° Domenica di Quaresima

30 Marzo 2025, 4° Domenica di Quaresima

Prima Lettura Dal libro di Giosuè Gs 5, 9. 10-12
Salmo 33
Seconda Lettura Dalla seconda lettera di San Paolo ai Corinzi 2Cor 5, 17-21

Dal Vangelo secondo Luca Lc 15, 1-3, 11-32

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Ciascuno dei tre brani ci presenta due situazioni tra loro correlate: nel primo l’infamia
dell’Egitto, alle spalle del popolo che ha già percorso il lungo cammino, e la cena
pasquale celebrata ormai alle soglie della terra promessa; in Paolo la condizione di
peccato in cui gli uomini vivono — e che Gesù, sulla croce, prese su di Sé e la nuova
creazione incominciata con la resurrezione. E finalmente in Luca — ed è soprattutto sul
brano del suo Vangelo che noi fisseremo l’attenzione da una parte la carestia che sospinge
il giovane dissoluto a riflettere e a decidere il ritorno alla casa del Padre e, in
correlazione, la grande festa che il Padre celebra.
Ecco variamente espressi i due poli che determinano l’arco dell’itinerario della
conversione cristiana e piu generalmente, l’arco dell’esperienza dell’uomo: il
polo della miseria, della carestia, della schiavitù, e quello della grande festa pasquale
della riconciliazione. Benché la riflessione abbia un taglio il più possibile connesso alla
nostra esperienza, vorrei mettere subito allo scoperto i due presupposti di lettura di cui —
non solo in questo caso — ci dobbiamo servire per far discendere la luce della liberazione
sulle esperienza che viviamo.
Il primo presupposto è un dato di fatto: è lo stato di non riconciliazione in cui viviamo
oggi nella nostra società. L’esperienza che viviamo è di crescente inimicizia fra gli
uomini, della quale gli episodi di violenza sono solo l’esplosione limite, ma che attraversa
l’intero tessuto sociale, minacciando anche chi al livello delle convenzioni e dei
pronunciamenti pubblici, si dichiara dalla parte dell’amore, della giustizia della solidarietà
umana. Sono convinto che, in questo momento, noi viviamo come l’epilogo —
scoperto, crudamente scoperto — di una concezione di vita che appena ieri era orpellata
da dei valori che sembravano permanenti, definitivi. In realtà, la storia che abbiamo
vissuto, è stata guidata dallo sfruttamento intenzionale, ideologizzato, di quel potenziale
che è nell’uomo: l’inimicizia per l’altro uomo. Questo oscuro aspetto dell’uomo che lo fa
antagonista dell’altro uomo, non è stato il lato debole, previsto, ma contenuto e
culturalmente condannato: è stato invece il punto d’appoggio della costruzione della
società. Anche le conquiste più belle — quelle che per certi versi dobbiamo considerare
irrinunciabili e che hanno dato all’uomo la possibilità di abbattere barriere dopo barriere
— in realtà poggiano su di una palafitta, sotto cui si muove l’acqua scura della inimicizia.
Anche le nostre esperienze di solidarietà, se ci pensiamo bene (ed oggi è facile) erano
basate sul presupposto della partecipazione ai privilegi che ci facevano dimenticare la
strutturale inimicizia su cui quei privilegi erano fondati. Il benessere nostro è la miseria e
la schiavitù altrui; la libertà, la creatività, la partecipazione nostra all’impresa comune è lo
stato di obbiettiva schiavitù degli altri. Oggl questa scoperta ci attraversa. Sappiamo di
essere la società in cui la riconciliazione è impossibile, perché il suo presupposto è
contrario alla riconciliazione. Abbiamo teorizzato l’utilità storica della lotta della
competizione e ne abbiamo le conseguenze fra le mani. Sembra quasi impossibile un
ritorno indietro. Ma, nel contempo — ed ecco l’altro presupposto di cui vi dicevo —
l’uomo ha sempre manifestato la sua esigenza di riconciliazione con i fratelli, sempre
considerato il momento della solidarietà, della collaborazione, dello scambio di valori,
come il momento vero della sua esistenza terrena. Ma questo è stato il suo lato fragile,
debole, e non tutelato dalle leggi. Le leggi erano tutte e sono tutte sull’altro versante,
anche se i valori formali di cui esse vanno fiere, sembrerebbero richiamarci al principio
costitutivo dell’uomo che ama l’uomo e vuol formare la società sull’eguaglianza, sulla
giustizia e sulla libertà.

Da “Il Vangelo della Pace” vol.3 anno C

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